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Il mio giorno più bello del mondo

Oggi, con te, ho vissuto il mio giorno più bello del mondo.  E’ incredibile l’enorme quantità di volte in cui esclamiamo, o anche solo pensiamo “Oggi è il giorno peggiore della mia esistenza”, mentre è sempre così esiguo il numero di occasioni in cui ci sentiamo appagati e completamente in pace col cosmo.

Proprio adesso, invece, mi rendo conto di aver vissuto il giorno più bello del mondo: è stato talmente spettacolare che l’essermi sentita male stamattina e la crisi di pianto subito dopo sembrano un sogno, un incubo privo di forma e spessore.

Quando ho ascoltato per la prima volta la tua voce, stamani, la mia giornata ha subito come una tabula rasa ed ha iniziato a splendere. Tutto il processo è continuato quando sei arrivato sotto casa mia in macchina, col tuo sorriso smagliante. Quando abbiamo raggiunto i tuoi monti, la tua terra natìa, il tuo sguardo si è infiammato, mostrando un’accesa passione che sono in questi posti riesci a manifestare. Il tuo volto rivela così tante emozioni: meraviglia, sconcerto, amore, gioia, dolore, allegria, rabbia. Sei sempre stato un concerto di eccitazioni che paiono combinarsi per formare un’insolita splendida poesia.

Sei l’unico a donarmi il mio giorno più bello del mondo, perché sei la sola persona a suscitarmi “un sorriso che nasce anche quando un motivo non c’è”.

Perché il giorno migliore della mia vita non deve essere perfetto, deve essere magnifico.

Grazie per rendere tale ogni giornata passata in tua compagnia.

 

Tanto gentile e tanto onesta pare

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

Dante Alighieri

Spazio alla vita

Fin da quando ero bambina, sono sempre stata una persona abituata a progettare tutto: dalle mie giornate al mio futuro. Puntualmente mi rendo conto che nel momento in cui perdo una coincidenza del mio percorso precostituito, vado in crisi. Mi sento smarrita per giorni e mi sembra di non poter più avere un avvenire perfetto. Il problema è che non riesco ad accettare il fatto che non avrò un domani impeccabile e assolutamente corrispondente alle mie previsioni.

Giorni fa una mia cara amica mi ha confessato di non vivere come si aspettava anni prima:  nonostante tutto era felice, pur sapendo di intraprendere un percorso difficile e consapevole che sarebbe stata inevitabilmente giudicata da altri per questo. La sola cosa che le interessava era avere l’approvazione delle persone più care a lei. Sembrerà strano, ma è la prima persona che mi ha dimostrato di non curarsi davvero delle opinioni delle altre persone nei suoi confronti.

Mi ha fatto riflettere parecchio: mi sono resa conto che io non provo la stessa cosa. Troppo spesso avverto di essere valutata in base alle scelte che compio e ciò influisce inevitabilmente in tutto ciò che faccio. Mi sorprendo spesso a pensare di poter realizzare un proposito inaspettato o compiere un viaggio alternativo, ma poi, come si suol dire, “tornare alla realtà”. Come se la realtà fosse formata da desideri comuni, esperienze ordinarie che permettano alle persone di vivere vite consuete e irrimediabilmente innaturali. Mi piacerebbe maturare nell’idea di condurre un’esistenza più squilibrata, ogni tanto. Solo a volte, giusto per mettere quell’ingrediente segreto che renda la ricetta della mia felicità sempre più saporita. “L’uomo è fatto per essere felice” diceva lo scrittore russo Korolenko.

Ho solo diciotto anni e mi sembra di avere il mondo in mano. Questo a volte mi tranquillizza, altre volte mi spaventa parecchio; significa che ho ancora la possibilità di compiere le scelte più giuste o più sbagliate della mia esistenza. Troppo spesso mi rendo conto di avvalermi di valutazioni di comodo, consigliate da individui che probabilmente non sanno la miriade di idee che mi passano per la testa, l’infinità di propositi e aspettative che mi accendono ogni giorno.

Non so quanto e in che modo influirà quello che ora sceglierò di fare; sono cosciente del fatto che sbaglierò più e più volte. Ma quella mia carissima amica mi ha fatto capire che i ripieghi mi consumerebbero sempre di più, fino a rendermi insignificante. Ed è l’unica cosa che certamente voglio evitare.

Per cui ben venga qualche errore e spazio alle pazzie: saranno senza dubbio i momenti in cui ci sentiremo in assoluto più vivi.

La vita è bella

Ho perdonato errori quasi imperdonabili,

ho provato a sostituire persone insostituibili

 e dimenticato persone indimenticabili.

 

Ho agito per impulso,

sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare,

ma anch’io ho deluso.

 

Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo;

mi sono fatto amici per l’eternità.

Ho riso quando non era necessario,

ho amato e sono stato riamato,

ma sono stato anche respinto.

 

Sono stato amato

e non ho saputo ricambiare.

Ho gridato e saltato per tante gioie, tante.

 

Ho vissuto d’amore e fatto promesse di eternità,

ma mi sono bruciato il cuore tante volte!

Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto.

Ho telefonato solo per ascoltare una voce.

 

Io sono di nuovo innamorato di un sorriso.

Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e…

ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)…

ma sono sopravvissuto!

E vivo ancora!

E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene.

 

Vivi!

È veramente buono battersi con persuasione,

abbracciare la vita e vivere con passione,

perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa!

 

La Vita è troppo bella per essere insignificante…!

 

 -Charlie Chaplin-

Il teatro

Qualche tempo fa annullai l’ennesimo appuntamento con le mie fin troppo pazienti amiche per dedicarmi a lunghe ore di prove teatrali. Lo spettacolo era ormai alle porte, e mia mamma mi chiese perché io dedicassi così tanto tempo a quell’attività. Le risposi con una frase che Cechov utilizzò nella sua opera “Il gabbiano”: “Le loro anime, oggi, si fonderanno nell’ansia di creare un’unica immagine d’arte”.

Condivido questa citazione in appieno. Il teatro è arte, ma non semplice arte: un’unione, una fusione di anime che con gesti, pianti, grida, risate, balli e canti crea uno spettacolo, che dona emozioni e genera creatività.

Il teatro unisce le persone.

Come mai mi piace tanto il teatro? Semplicemente mi fa evadere dalla realtà. Anche leggere libri mi distacca dal mondo in cui mi trovo, ma recitare è diverso: mi trovo in un gruppo, è faticoso, è molto più complicato. Devo dedicare molto tempo alle prove e fare i conti con l’ansia che nei giorni limitrofi all’esibizione si fa sentire. Un libro mi induce a provare le sensazioni che provano i personaggi e mi porta ad immaginare i luoghi che visitano e le azioni che compiono; a teatro, io SONO un personaggio. Io provo davvero quelle emozioni, io ho davvero quella storia, quella famiglia, io abito realmente in quella casa, in quell’epoca. Se mentre leggo mi immedesimo, quando recito impersono. E interpretando una parte, ho la strepitosa opportunità di trasmettere i miei sentimenti alle persone: posso farle piangere, ridere, posso angosciarle o sollevarle. Ho la meravigliosa fortuna di vivere, in qualche modo, un’altra vita, e di rendere partecipe di questa avventura un pubblico.

Poi ovviamente il giorno dello spettacolo è inevitabile essere tesi. Prova luci, prova audio… Prova generale (a volte –anzi, spesso- piena di errori); costumi, trucco, capelli… Ricerca disperata dell’ultimo minuto di un oggetto di scena che si è perso… Montaggio della scenografia, aggiustamento degli ultimi dettagli… L’ora dell’inizio che si avvicina e ancora tanto lavoro da sbrigare.

Eppure trovo che non ci sia ansia più piacevole di quella che provo nel pre-spettacolo. E soddisfazione più grande del post-spettacolo.

Inoltre, ogni volta che partecipo a un’esibizione mi sento diversa: in un certo senso, sono più aperta e meno timida. Recitare è un ottimo modo di combattere la timidezza.

 

Il teatro è un luogo magico. La platea, la galleria vengono occupate da persone che credono in te e vengono a contemplare ciò che con la compagnia sei riuscito a creare. E poi il palco… Quello è il portale di mondi, il portale di innumerevoli luoghi: si trasforma nella Verona contesa da due famiglie, nella Venezia del mercante, nei boschi assieme alle fate, nelle ville, nei campi…

 

L’arte è il dono più prezioso di cui disponiamo; il teatro è il mezzo più grandioso, affascinante ed elegante per diffonderla.

Un progetto ora realtà

Dopo il devastante risveglio a causa dell’ennesima caduta di un libro da uno scaffale ormai fin troppo pieno, la scorsa mattina mi sono finalmente decisa a riordinare la mia libreria, nel tentativo di liberare almeno mezzo ripiano per sistemare gli ultimi acquisti letterari.

Sono sempre stata una persona molto sentimentale, anche riguardo agli oggetti materiali; è ovvio, però, che diciotto anni di chincaglieria non possono stare dentro una camera da letto, peraltro condivisa, perciò ho piazzato in uno scatolone tutte quelle cianfrusaglie utili solo a prendere polvere, in quei rari momenti dell’anno in cui sono stata spinta dalla disperazione e dal bisogno di spazio. Mi sono poi limitata a nascondere il suddetto scatolone vicino ad altri quattro pacchi simili, in un angolo buio della mia polverosa e silenziosa soffitta, con la sicurezza di poterlo riaprire il giorno in cui mi verrà voglia di tuffarmi dei meandri del mio passato.

A dir la verità nelle profondità della mia storia mi sono gettata proprio quella mattina. Infatti, la prima cosa che afferrai dall’ultimo ripiano della libreria è stato un blocco di fogli: tutti i miei temi della prima media. Dopo qualche lacrima di emozione, li ho gettati nello scatolone, seguiti dal mio quaderno d’esame della terza media e da un poster dei Jonas Brothers. Sui ripiani inferiori trovai regalini dalla Toscana, cartoline e due quaderni contenenti ogni sorta di pensiero scritto da me negli ultimi quattro anni. Oltre a quelli, trovai anche block notes, quadernini con racconti brevi, favole, storie e riflessioni, di alcuni dei quali nemmeno ricordavo l’esistenza. Mi sono trovata tra le mani anche un taccuino di Hello Kitty con un abbozzo di alcuni personaggi per una fiaba e un “progetto” di una casa a forma di matrioska.

Anni e anni dedicati alla scrittura, da quando ho appreso la magnifica arte dello scrivere e sono stata indelebilmente colta da una forte forma di filografia.

L’ultimo foglio da me archiviato quella mattina è stata una lista: “Piccoli e grandi sogni da realizzare prima di morire”. Un cliché, vero? Primo posto della lista: scrivere un libro; quinto posto: aprire un blog (quando ne avrai il coraggio). Ho pensato diversi giorni alla possibilità di ritagliarmi un posticino nella rete universale, combattendo con la mia onnipresente paura delle critiche. Ma se nella vita ci mettiamo nella costante condizione di non rischiare nulla, non si ha nemmeno la possibilità di ottenere qualche soddisfazione di tanto in tanto.

Per cui mi presento: sono Federica, ho diciotto anni e tanta voglia di scrivere. Apro questo blog per soddisfare un desiderio e per condividere riflessioni. Semplicemente vorrei che rispecchiasse almeno una parte di me stessa.

Grazie a chiunque mi seguirà e apprezzerà.